GALLERIA DORIA PAMPHILJ

Diego Rodriguez de Silva y Velázquez (1599-1660)
Ritratto di Innocenzo X
141 x 119 cm; olio su tela (FC 289)

È il pezzo più importante della collezione ed in assoluto il capolavoro della ritrattistica del XVII secolo. Il dipinto venne eseguito da Diego Velázquez, il più importante artista alla corte di Filippo IV di Spagna e costituì probabilmente il dono del Re di Spagna al pontefice in occasione del Giubileo del 1650. Un’antica guida inglese attribuisce all’autorevole parere di Reynolds il giudizio sul dipinto come "the finest picture in Rome". Raffigura Giovanni Battista Pamphilj, papa dal 1644 al 1655, senza nasconderne la bruttezza, "quel suo aspetto satirico, saturnale, ruvido e bruttissimo". Dominano i rossi e l'oro della sedia, sottolineando la cromia imperiale assunta dal papato, nonché lo studio di Tiziano svolto da Velázquez. La straordinaria esecuzione ha da sempre riscosso particolare attenzione e ha costituito un caso affascinante per esperti e pittori dal Romanticismo al Novecento (celebri le riletture di Francis Bacon).

Gian Lorenzo Bernini (1598-1680)
Ritratto di Innocenzo X
Marmo bianco di Carrara

Nella saletta si trova un altro importante ritratto del pontefice, totalmente differente nella tecnica e nell'impostazione rispetto alla celeberrima tela  di Velázquez. Nel busto di  Innocenzo X di  Gian Lorenzo Bernini, la fisionomia del Pamphilj, per quanto inconfondibile, appare nobilitata dall'impostazione aulica che contraddistingue i ritratti berniniani, volti alla creazione dell'immagine sociale della persona raffigurata. La fissità della rappresentazione si scioglie però in alcuni aspetti di vivace virtuosismo: la piega ondulata della mozzetta e il bottone che, sul davanti, sfugge all'asola. Si tratta di una seconda versione del ritratto, probabilmente realizzata per porre rimedio al difetto prodottosi nella prima, comunque presente in Galleria, che presenta il mento spaccato.

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