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Il dipinto Doria riprende il consueto tema dell'Annunciazione con
una iconografia più rara nell'angelo che giunge da destra
invece che - come accade più comunemente - dalla parte opposta:
tale accorgimento fu adottato dal pittore per poter utilizzare una
fonte di luce naturale proveniente da sinistra, piuttosto che una
artificiale esterna al dipinto.
L' "Annunciazione" esprime tutte le caratteristiche di
consumata abilità tecnica e compositiva del Lippi maturo,
erede e protagonista delle conquiste del Rinascimento fiorentino:
l'ambientazione architettonica complessa giocata sulle ortogonali
del pavimento a finti marmi e sulla solida gabbia prospettica dello
spazio, affonda le sue radici nell'opera di Filippo Brunelleschi
e Beato Angelico, così come l'impiego della illuminazione
solare chiarissima che fissa la scena. Ne risulta quella "pittura
di luce" tipicamente toscana, incarnata anche dalle contemporanee
esperienze di Domenico Veneziano.
I colori vivaci e pure delicatamente sfumati sono peculiari di
Filippo, al pari della linea di contorno modulata flessuosamente
in curve musicali che danno risalto, con tecnica donatelliana, alla
consistenza delle masse. Anche i minuti particolari decorativi di
gusto fiammingo ritornano in molte altre opere di Lippi.
Il drappo sullo sfondo, elegantemente damascato in oro, ripete
un disegno diffuso sulle stoffe dell'epoca in Toscana, più
volte "citate" nei dipinti fiorentini di questo periodo,
alludendo forse ai committenti, mercanti o produttori di tessuti.
Il dipinto è entrato nella Galleria Doria Pamphilj, intorno
alla metà dell'Ottocento.
La tavola, in ottime condizioni di conservazione, considerata talora
in passato lavoro della bottega di Lippi, viene ultimamente ritenuta
con certezza una raffinata opera autografa del maestro, in un momento
tra il 1445 e 1450. Il tema dell'Annunciazione, molto frequente
nella pittura toscana del Quattrocento, fu ripetuto diverse volte
dal pittore, come nelle tavole della Galleria d'Arte Antica di Roma,
quella della Alte Pinakothek di Monaco e della National Gallery
di Londra.
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