Erminia ritrova Tancredi ferito
Guercino (Giovan Francesco Barbieri)

Il soggetto illustrato nell'opera è tratto da un passo del canto XIX della "Gerusalemme liberata", in cui Vafrino richiama Erminia, avendo trovato Tancredi ferito a seguito del suo duello con Argante: "Al nome di Tancredi ella veloce/accorse, in guisa d'ebbra e forsennata./Vista la faccia scolorita e bella,/non scese no, precipitò di sella".

I temi tratti dal poema del Tasso ebbero enorme successo tra gli artisti seicenteschi, per il loro contenuto immaginifico ed erotico, dove le passioni e il sentimento del tragico si alternano ai confini tra realtà e fantasia. Il dipinto cade in una fase giovanile in cui l'artista tocca uno dei suoi vertici espressivi, preludendo ai capolavori romani del 1621-23. Guercino vi traspone la sua concezione pittorica del momento, in cui le figure vengono costruite per grandi e potenti macchie di colore messe in movimento da una luce fortemente dinamica e trascorrente.

L'inquadramento scenografico delle figure, vicinissime al piano ideale del dipinto e tagliate fuori da esso, è adottato per intensificare l'impatto emotivo della scena sul riguardante. Il dipinto è citato sotto l'anno 1618 da Malvasia nella "Felsina pittrice" : "Fece un Tancredi ferito ritrovato da Erminia, doppo aver combattuto con Argante al Sig. Marcello Provenzali da Cento, famosissimo nella virtù del Mosaico; e questo quadro fu donato dal detto al Cardinal Pignatelli ".

L'opera figura nell'inventario del 1657-58 dei possedimenti di Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj nella sua residenza di San Martino al Cimino. Nel 1666 è in un inventario del figlio Camillo Pamphilj, per comparire poi in quelli di Giovan Battista Pamphilj junior nel 1682 e 1725.

Il committente Stefano Pignatelli, amico di Scipione Borghese, nipote di Paolo V, creato cardinale nel 1621, morì nel 1623. È quindi da ritenere che il dipinto fosse già nelle mani del cardinale prima ancora della venuta del pittore a Roma, ed anzi potrebbe avergli fruttato la commissione del soffitto di San Crisogono affidatagli nel 1622 da Scipione Borghese.

Dell'opera si conosce inoltre un'incisione in controparte eseguita da Giovan Battista Pasqualini nel 1620, che riporta la quartina del Tasso e la scritta "In Roma", a conferma che il dipinto era già nell'Urbe prima dell'arrivo di Guercino. La tela è stata restaurata nel 1956, all'epoca del crollo del soffitto del Salone Aldobrandini.