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Il soggetto illustrato nell'opera è tratto da un passo del
canto XIX della "Gerusalemme liberata", in cui Vafrino
richiama Erminia, avendo trovato Tancredi ferito a seguito del suo
duello con Argante: "Al nome di Tancredi ella veloce/accorse,
in guisa d'ebbra e forsennata./Vista la faccia scolorita e bella,/non
scese no, precipitò di sella".
I temi tratti dal poema del Tasso ebbero enorme successo tra gli
artisti seicenteschi, per il loro contenuto immaginifico ed erotico,
dove le passioni e il sentimento del tragico si alternano ai confini
tra realtà e fantasia. Il dipinto cade in una fase giovanile
in cui l'artista tocca uno dei suoi vertici espressivi, preludendo
ai capolavori romani del 1621-23. Guercino vi traspone la sua concezione
pittorica del momento, in cui le figure vengono costruite per grandi
e potenti macchie di colore messe in movimento da una luce fortemente
dinamica e trascorrente.
L'inquadramento scenografico delle figure, vicinissime al piano
ideale del dipinto e tagliate fuori da esso, è adottato per
intensificare l'impatto emotivo della scena sul riguardante. Il
dipinto è citato sotto l'anno 1618 da Malvasia nella "Felsina
pittrice" : "Fece un Tancredi ferito ritrovato da Erminia,
doppo aver combattuto con Argante al Sig. Marcello Provenzali da
Cento, famosissimo nella virtù del Mosaico; e questo quadro
fu donato dal detto al Cardinal Pignatelli ".
L'opera figura nell'inventario del 1657-58 dei possedimenti di
Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj nella sua residenza di San Martino
al Cimino. Nel 1666 è in un inventario del figlio Camillo
Pamphilj, per comparire poi in quelli di Giovan Battista Pamphilj
junior nel 1682 e 1725.
Il committente Stefano Pignatelli, amico di Scipione Borghese,
nipote di Paolo V, creato cardinale nel 1621, morì nel 1623.
È quindi da ritenere che il dipinto fosse già nelle
mani del cardinale prima ancora della venuta del pittore a Roma,
ed anzi potrebbe avergli fruttato la commissione del soffitto di
San Crisogono affidatagli nel 1622 da Scipione Borghese.
Dell'opera si conosce inoltre un'incisione in controparte eseguita
da Giovan Battista Pasqualini nel 1620, che riporta la quartina
del Tasso e la scritta "In Roma", a conferma che il dipinto
era già nell'Urbe prima dell'arrivo di Guercino. La tela
è stata restaurata nel 1956, all'epoca del crollo del soffitto
del Salone Aldobrandini.
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