Palazzo Pamphilj a Nettuno e il Casino di Allegrezze di Camillo Pamphilj a capo d’Anzio

La bellezza ambientale, il clima mite e la ricchezza culturale di Anzio e Nettuno ne fecero tra il XVI e il XVIII secolo luogo privilegiato di villeggiatura dell’aristocrazia di Roma. Costruito nel 1600 all’interno della seconda  cinta muraria del castello dal cardinale Bartolomeo Cesi, il palazzo di Nettuno fu acquistato dal principe Camillo Pamphilj nel 1648. I lavori per la trasformazione dell’imponente Palazzo con la creazione di una grande galleria circondata da «stanzini » furono diretti dell’architetto ticinese Giovanni Battista Mola con la partecipazione del figlio Pier Francesco, noto e talentuoso pittore che affrescò gli ambienti di rappresentanza,
e di Guillaume Courtois, detto il Borgognone. Destinato esclusivamente alle “delizie” della vita marina, un tinello e quattro stanze dell’appartamento nobile erano riservate ai «musici» e, nella raffinata collezione di dipinti lì conservati, due raffiguravano il principe Camillo ed il cardinale Giovanni Carlo de’ Medici, compagni di diletti e di scampagnate. Il Casino Pamphilj a Capo d’Anzio, realizzato su una antica torre romana e immerso nel  verde della macchia mediterranea, presentava piccoli bastioni angolari in stile vignolesco, un bel porticato, una loggia e una doppia scalinata sul fronte mare che ne definivano il carattere di residenza estiva. I colori delle sale esaltavano la grande luminosità degli ambienti; mentre le stoffe pregiate alle pareti, le sovrapporte dipinte, gli arazzi e, soprattutto, la straordinaria collezione di oltre seicento opere d’arte ne confermavano l’impronta  principesca. I dipinti avevano per soggetto prospettive e vedute di campagne e marine, nature morte con fiori, frutti e uccelli, scene di battaglia, carte geografiche, soggetti sacri. Su tutti, perfettamente inseriti nel clima d’evasione, prevalevano i ritratti, allora molto in voga, di belle dame.