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La composizione del dipinto propone grandi quinte arboree, al centro
delle quali si snoda il fiume popolato da imbarcazioni, con borgo
antico sullo sfondo e le figure di pastori che guidano al pascolo
gli animali. Domenichino si dimostra sotto l'egida di Annibale Carracci,
di cui ripercorre le orme, in parallelo al paesaggio classico elaborato
nelle lunette Aldobrandini.
L'idea compositiva di questo dipinto, pur nel fare più ingenuo
del giovane Domenichino lontano dalla perfetta eleganza di Annibale,
è la stessa della "Fuga in Egitto" Aldobrandini.
Le figurette dei pastori, dalle proporzioni un poco tozze si ritrovano
poi nei primi paesaggi della bottega di Annibale Carracci, da Giovan
Battista Viola a Francesco Albani a Lanfranco.
In sostanza si avvertono ancora nel quadretto di Domenichino i
modi un po' impacciati di un genere, quello del paesaggio ideale,
ai suoi esordi e in via di sperimentazione, genere che lo Zampieri
tralascerà ben presto per le più dotte costruzioni
archeologiche della pittura di storia.È possibile infatti
che il quadro sia passato a questi ultimi tramite l'eredità
di Pietro Aldobrandini, nei cui inventari già dal 1603 compaiono
paesaggi del Domenichino.
La critica lo riferisce agli anni 1605-7, quando il pittore fu
in contatto con Giovan Battista Agucchi: Mancini ricorda che Domenichino
eseguì per monsignor Agucchi alcuni paesaggi di grande fascino
e perfezione, genere in cui l'artista eccelse.
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