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Questo celebre busto ritrae la famigerata cognata del papa Innocenzo
X Pamphilj. La nomea della donna si deve al suo carattere ambizioso
e agli intrighi che ordì, forte della sua parentela con il
pontefice. Le sue azioni furono talmente spregiudicate da costargli,
con la morte del potente alleato, il confino in una dimora nell'alto
Lazio, dove morì di peste.
Il ritratto è una delle più alte testimonianze della
scultura romana di metà Seicento. L'autore, il bolognese
Algardi, fu il maggior esponente dello "schieramento"
classicista dell'epoca, almeno per quanto riguarda tale disciplina
artistica.
Tuttavia sono assai strette le somiglianze con le maggiori imprese
del Barocco romano, come evidenzia la virtuosistica resa del velo
vedovile che si gonfia d'aria, certo non estranea al linguaggio
berniniano. Questo ed altri elementi formali pongono l'opera su
un piano molto più contiguo di quanto non facciano intendere
le distanze critiche sottolineate dai contemporanei rispetto alle
creazioni berniniane.
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