Giovanni Battista, Innocenzo X
Stemma della famiglia Doria Pamphilj
(click per ingrandire)

 

 

Giovanni Battista, Innocenzo X
Giovanni Battista (Innocenzo X)

 

 

Olimpia Aldobrandini
Olimpia Aldobrandini

 

 

 

Olimpia Aldobrandini
Teresa Orsini di Gravina

Nel 1763 Clemente XIII Rezzonico concede al principe Giovanni Andrea IV Doria (1705-1764) il cognome, le insegne e i beni Pamphilj, in virtù della parentela acquisita con il matrimonio tra Giovanni Andrea III Doria (1653-1737) e Anna Pamphilj (1671). Si conclude così la querelle tra le famiglie Borghese, Colonna e Doria per la successione a Girolamo Pamphilj, morto nel 1760 senza eredi maschi.

L'obbligo di residenza nello Stato pontificio, imposto ai titolari di ingenti patrimoni immobiliari sul territorio, fa sì che i Doria lascino Genova per prendere sede definitiva a Roma. Dal 1767 circa, Andrea IV Doria Pamphilj (1747-1820) si stabilisce con la moglie Leopoldina di Savoia Carignano nel palazzo al Corso, dove ancora oggi risiedono gli eredi.

I Doria a Genova e i Pamphilj a Roma erano stati protagonisti di vicende storiche centrali nella fisionomia della penisola italiana.

La fortuna dei Pamphilj, originari di Gubbio, si lega al papa Innocenzo X (1644-1655), al secolo Giovan Battista Pamphilj. La disponibilità economica della cognata, Olimpia Maidalchini (1591-1657), gli permise di intraprendere una brillante carriera ecclesiastica che lo portò al soglio pontificio nel 1644. Innocenzo X, nel rispetto della tradizione nepotistica dei pontefici rinascimentali, nominò cardinal nipote Camillo (1622-1666), primogenito del fratello Pamphilio e della ricca cognata (1644).

Dopo solo tre anni di cardinalato, Camillo lasciò la porpora per sposare Olimpia Aldobrandini (1647), vedova di Paolo Borghese ed unica erede degli Aldobrandini, che portò in dote la collezione di dipinti, in cui erano confluiti i capolavori sottratti al "Camerino d'Alabastro" del ducato di Ferrara, le ville di Montemagnanapoli e di Frascati, i feudi di Romagna e il palazzo al Corso.

Fuori dalla vita pubblica, Camillo coltivò la sua passione per l'arte, di cui fu collezionista e committente. A lui si devono la villa Pamphilj, alcuni interventi in piazza Navona (chiesa e collegio), la chiesa di San Nicola da Tolentino, la cappella di San Tommaso da Villanova nella chiesa di Sant'Agostino, Sant'Andrea al Quirinale, il palazzo di Valmontone, e altro. Importante fu il ruolo di questo principe nella Roma seicentesca che riscopriva il gusto per l'antico, fatto di scavi ante litteram e di restauri che lo legarono ad artisti come Alessandro Algardi, ritrattista ufficiale di casa Pamphilj.

Dei cinque figli nati da Camillo e Olimpia Aldobrandini, il primogenito Giovan Battista (n. 1648) morì nel 1709, lasciando la moglie Violante Facchinetti a cui si deve l'ingresso in collezione di alcuni dipinti bolognesi, come la Susanna e i vecchioni di Annibale Carracci. Il fratello Benedetto (1653-1739) fu cardinale e amico di musicisti come Haendel e Corelli e coltivò la passione per la pittura di genere, paesaggi e nature morte, in sintonia con il gusto dell'epoca.

Andrea I Doria (1466-1560) fu l'artefice di una politica mercantile internazionale che gli permise di navigare con la protezione della corona spagnola. Nel 1528 egli aveva sancito un accordo con Carlo V, mettendogli a disposizione la flotta di galere armata sul Mediterraneo in cambio di permessi di navigazione e denaro (asientos).

Come luogotenente imperiale, Andrea riuscì a rendersi autonomo dalla Repubblica genovese, su cui esercitò una crescente pressione politica, grazie anche alla sopraggiunta nomina a generale dell'armata imperiale marittima (26 agosto 1528). Come mediatore per la concessione di asientos de dineros ai mercanti genovesi, riuscì a intervenire sul destino economico di Genova. Simbolo del potere che Andrea esercitava in città era la sua residenza di Fassolo, dove accoglieva gli ambasciatori spagnoli, in evidente concorrenza con l'amministrazione pubblica della città.

Da Carlo V Andrea Doria ottenne il prestigioso riconoscimento del Toson d'oro (ordine cavalleresco istituito nel 1431 da Filippo il Buono, duca di Borgogna) e il titolo di Principe di Melfi (1531), già appartenuto a Giovanni Caracciolo caduto in disgrazia presso l'imperatore al punto da vedersi requisire le terre.

L'alleanza fra Andrea e la Spagna fu oscurata dal corsaro Ariadeno Barbarossa che, al comando delle forze turche, tenne in scacco l'armata imperiale dal 1538 al 1560. In questi anni si distinse per la sua intraprendenza bellica il nipote prediletto di Andrea, Giannettino, che riuscì a catturare il corsaro Dragut e a portare in salvo le truppe di Carlo V dopo la disfatta di Algeri (1540).

I musulmani patteggiarono la resa in cambio di Dragut, rinunciando a saccheggiare Genova. In questo clima incerto trovò spazio la congiura dei Fieschi contro i Doria, in cui perse la vita Giannettino. Il fallimento dell'impresa costò ai Fieschi i feudi imperiali, spartiti fra i Doria e la Repubblica.

Alla morte di Andrea gli successe il nipote Giovanni Andrea I (1540-1606), figlio di Giannettino, che ereditò l'incarico di luogotenente del Mediterraneo. Da questo momento la politica doriana fu più internazionale, perché il nuovo ammiraglio aspirava a diventare consigliere della corona spagnola.

Nel 1571 Giannandrea guidò il "corno destro" della flotta cristiana che si oppose ai Turchi nella battaglia di Lepanto e nel 1583 entrò nella politica spagnola con il ruolo di generale del mare, cioè referente in materia di strategia militare e diplomatica. Nel 1594 fu nominato da Filippo II membro del Consiglio di Stato a Madrid, carica riconfermata da Filippo III nel 1599 con un aumento del compenso di circa 40.000 scudi annui. Nel 1602 ereditò il marchesato di Finale e nel 1604, due anni prima della morte, ricevette l'incarico dalla Spagna di rimediare ai disordini provocati dall'assassinio di Ercole Grimaldi.

I fratelli minori di Andrea IV Doria Pamphilj, Antonio (1749-1821) e Giuseppe (1751-1816) intrapresero con successo la carriera ecclesiastica. Entrambi cardinali, furono rispettivamente maestro di Camera e segretario di Stato di Pio VI, fiancheggiando il papa durante l'odissea giacobina a Roma.

Il figlio di Andrea IV, Luigi Giovanni Andrea V (1779-1829) sposò nel 1808 Teresa Orsini di Gravina, nobildonna incline all'attività assistenziale tanto da dare vita all'istituzione ecclesiastica delle Suore Ospedaliere e alle Dame Lauretane, attive nel recupero di prostitute e nell'assistenza ai pellegrini.

Il primogenito di Teresa Orsini, Filippo Andrea V Doria Pamphilj (1813-1876), fu vicesindaco di Roma dopo l'Unificazione del 1870, precorrendo l'impegno di Filippo Andrea VI (1886-1958) che ricoprì la carica di sindaco della capitale nel 1944, subito dopo la Liberazione.

Per via del matrimonio tra Giovanni Andrea II Doria (1607-1640) e Maria Polissena Landi, principessa di Valditaro (1608-1679) e ultima erede di una casata consanguinea agli Svevi, i principi genovesi acquisirono il patrimonio, il nome e le insegne Landi, ancora oggi presenti nello stemma di famiglia.

Albero genealogico Famiglia Pamphilj
Albero genealogico Famiglia Doria