Ritratto di Uomo anziano
di Dosso Dossi

 

Il Ritratto (FC 355) aveva in precedenza inammissibili attribuzioni (TONCI e cat. 1819: Tiziano; MORELLI: Pordenone; MARIOTTI: Pulzone; e SESTIERI: Licinio). Si tratta invece dell'unico ritratto del Dosso documentato dal Cinquecento, ignorato dalla letteratura moderna fino alla recentescoperta (A.G. DE MARCHI, Dosso ritrattista, in Paragone, 2003, 645, pp. 24-33). Col restauro condotto all'ICR (Marcone 2002) è emersa la ricca verzura sullo sfondo ed eliminata l'aggiunta sui lati (già 104 x 91 cm).
Nel rifodero è stato possibile leggere sul retro della prima tela "N° 209 DEL DOSSO", con caratteri tipici ex Aldobrandini, nelle cui liste è dal 1603 (Agucchi: "Un'altro ritratto d'uno di Casa da Este del Dosso"; D'ONOFRIO 1960, p. 205; 1638, f. 890: "Un'altro ritratto di un di Casa d'Este in tela come si dice di mano del Dosso alto palmi tre e mezzo in circa"). Nel 1646, c. 40, e ante 1665 a quel numero corrisponde un'altra cosa; mentre questo è il "ritratto in tela di Casa Este alto palmi tre e mezzo di Buona mano del Dossi vecchio come alŠN° 521" citato nel 1682 (AAM 1963, p. 65). È probabile che sia il "quadro di uno Vecchio di mano del Dosso che comprò S.A. dal Mona per fargli un San Pietro. N. 1", registrato fra i pochissimi ritratti di Lucrezia d'Este già nel 1594 (AAM 1959, p. 348).
La fisionomia massiccia del personaggio è ben compatibile con l'immagine del santo, a quanto pare commissionata da Lucrezia a Domenico Mona o Monio. Giovan Battista (1684) ebbe "Due quadri di p. 4 con cornice lisce dorate con due ritratti da huomo, maniera di Titiano", nonché "Uno ritratto maniera di Titiano vestito di nero di p. 5 in circa con cornice nera profilata d'oro" (GARMS 1972, pp. 324, 326); 1747 (c. 174: "omo con ramo d'olivo in mano del Tiziani"). TONCI (1794), a causa del lauro, dice essere il ritratto di un poeta; collegamento simile istituì Longhi per il ritratto Kress finito a Wichita, considerato da LUCCO (in Dosso DossiŠ, cat. mostra a cura di A. Bayer, Ferrara 1998, n° 49) un'immagine amorosa o nuziale (cosa comunque poco probabile per l'opera Doria).
Prima di allora il quest'uomo anziano era stato ritenuto Niccolò Machiavelli o un medico, forse in consonanza con il ritratto Johnson di Philadelphia (n° 253), attribuito a Dosso da Berenson, o per la presenza delle prugne. La datazione dovrebbe cadere verso il terzo decennio del XVI secolo. Lo stato di conservazione, nonostante alcune perdite nei bordi e in certe velature superficiali, è nel complesso buono. Indagini radiografiche hanno rivelato la presenza, sottosopra, di un altro ritratto in armatura e di una santa in preghiera; quelle all'infrarosso mostrano anche una grande sagoma circolare nella parte bassa. Andrea G. De Marchi
È recente, infine, un notevole intervento di restauro condotto all'ICR (2003/05, Marcone) sul Ritratto di uomo trentasettenne di Lorenzo Lotto. È probabilmente un'effige di carattere amoroso, nuziale o vedovile, secondo quanto suggerisce il gesto che indica l'anello. Nello stesso senso paiono potersi interpretare anche la rara figura dell'amoretto sulla bilancia e dell'edera. Sembra poco convincente l'idea (J. BONNET, Lorenzo Lotto, Paris 1996, pp. 136-137, con bibl. precedente) che l'effigiato sia proprio l'artista, e che la sua età sia di dieci anni maggiore di quanto si legge sulla lapide.
P. HUMFREY (Lorenzo Lotto, New Heaven-London 1997, p. 154) sostiene possa essere invece Vincenzo Frizier, per il quale Lotto avrebbe dipinto il San Girolamo del Prado, nonché un ritratto, finora non individuato (cfr. Libro di spese diverse, ed. 1969, p. 182). Sussiste una certa somiglianza fisionomica con il Balestriere della Capitolina. In condizioni complessivamente buone, l'opera è stata restaurata fra il 2001 e il 2003 all'ICR (A. Marcone). La pulitura ha reso meglio leggibile, in basso, la firma dell'artista: "L. LOTTO", trascurata dalla letteratura specializzata.

A cura di Andrea De Marchi