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La saletta venne completata nel 1927, anche se già in precedenza
il dipinto di Velázquez, uno degli esempi più celebri,
era stato isolato dal resto della raccolta e considerato, oltre
che un capolavoro assoluto della ritrattistica secentesca, anche
l'immagine distintiva della collezione, per l'importanza, ai fini
della storia familiare, del personaggio raffigurato, Giovan Battista
Pamphilj, divenuto pontefice nel 1644 e fino al 1655 con il nome
di Innocenzo X. Il dipinto venne eseguito da Diego Velázquez
probabilmente fra la fine del 1649 e il gennaio del 1650, in occasione
del Giubileo.
Nella saletta si trova un altro ritratto del pontefice, totalmente
differente nella tecnica e nell'impostazione: il Busto di Innocenzo
X di Gian Lorenzo Bernini, di cui l'esemplare all'inizio del quarto
braccio, con il mento spaccato, costituisce la prima versione, danneggiata
dal trasporto e quindi non consegnata. La fisionomia di Innocenzo,
per quanto inconfondibile, appare nobilitata dall'impostazione aulica
che contraddistingue i ritratti berniniani, volti alla creazione
dell'immagine sociale della persona raffigurata. La fissità
della rappresentazione si scioglie però in alcuni aspetti
di vivace virtuosismo: la piega ondulata della mozzetta e il bottone
che, sul davanti, sfugge all'asola.
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