ANNIBALE CARRACCI - Doria Pamphilj - da 500 anni contemporanei all'arte

ANNIBALE CARRACCI

Paesaggio con la Fuga in Egitto

122 x 230 cm; olio su tela (FC 236)

È l’elemento di punta delle cosiddette “Lunette Aldobrandini”, grazie alle quali si affermò il genere paesistico in pittura. Costituiva infatti una novità che temi sacri fossero situati su sfondi naturali a decorare una cappella e per questo l’opera fu esempio ed ispirazione per generazioni di pittori. Dipinta a Roma fra il 1604 e il 1613 per il cardinale Pietro Aldobrandini, la serie descrive l’uomo e l’ambiente con grande armonia e toni classicheggianti con una concezione eroica e aulica della natura. Ogni lunetta risulta classicamente bilanciata nella composizione e ricorda edifici antichi, concorrendo alla creazione del cosiddetto “paesaggio ideale”.
L’esecuzione di questo pezzo viene quasi unanimemente assegnata ad Annibale Carracci, mentre gli elementi compagni sono in genere ritenuti di Francesco Albani e/o di altri suoi affermati collaboratori (Domenichino, Lanfranco e Sisto Badalocchio). È fra i capolavori giunti ai Pamphilj attraverso la dote di Olimpia Aldobrandini nel 1647.

Susanna e i vecchioni

56,8 x 86,1 cm; olio su tavola (FC 326)

Si tratta della “Casta Susanna con li due vecchi” su tavola di Annibale Carracci descritta da Bellori (1672). Dipinta a Roma nel 1604 dal pittore bolognese per il cardinale Facchinetti, l’opera finì presto a Bologna, per poi ritornare col matrimonio fra Violante Facchinetti e Giovan Battista Pamphilj nel 1671. Per il suo carattere edificante ed il lieto fine che lo caratterizza, l’episodio della casta Susanna divenne un tema iconografico ricorrente nel XVII secolo e l’alta qualità del dipinto di Carracci, eseguito sopra una superficie liscia, e l’iconografia raffinata suggestionarono i contemporanei, che ne replicarono lo schema.