Raffaello 500

Raffaello 500
18 Marzo 2020 neoimage

Raffaello Sanzio (Urbino, 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520), Doppio Ritratto

In occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Raffaello, la Galleria Doria Pamphilj ha posizionato il Doppio ritratto in una collocazione eccezionale nella magnifica Galleria degli Specchi

Il “Doppio ritratto” della collezione Doria Pamphilj è uno dei capolavori della maturità di Raffaello. Il magnifico dipinto costituisce un superbo esempio dell’illustre tradizione dei “ritratti di amicizia” ed appare strettamente legato alle vicende biografiche dei due umanisti protagonisti, il poeta e oratore veneziano Andrea Navagero (1483-1529) e il letterato Agostino Beazzano († 1549), e del colto Pietro Bembo (1470-1547).

È infatti lui stesso ad annunciare, in una celebre lettera datata 3 aprile 1516, l’intenzione di recarsi a Tivoli in compagnia di Navagero, Beazzano, Baldassarre Castiglione e il pittore Raffaello per una escursione archeologica.

I due amici, ritratti da Raffaello probabilmente in quella stessa occasione e acutamente caratterizzati nella contrapposta individualità, sembrano aver improvvisamente interrotto la loro conversazione e volgersi a dialogare con il terzo amico che li osserva, il cardinal Bembo, che con tutta probabilità commissionò l’opera al “divino artista”, che tanto ammirava, per mantenere vivo quel dialogo anche da lontano.

Intorno al 1526 Marcantonio Michiel vide il quadro nella casa padovana di Pietro Bembo, che nel 1538 lo donò a Beazzano.

Nel 1603 il dipinto comparve nell’inventario dei beni del cardinal Pietro Aldobrandini a Roma per giungere in eredità alla nipote prediletta Olimpia, sposa del principe Camillo Pamphilj nel 1647.

Giovanni Pietro Bellori, infatti, nel 1664 lo annovera “fra le più eccellenti pitture” conservate nel palazzo Aldobrandini Pamphilj a Monte Magnanapoli mentre risale all’inizio del 1700 la collocazione del dipinto nelle stanze del Palazzo Pamphilj al Corso, dove lo vide Salvatore Tonci, che nella Descrizione ragionata della Galleria Doria del 1794 non riesce a frenare l’ammirazione per il capolavoro: Seguono i due stupendi ritratti di Bartolo, e di Baldo, che sono di mano del divin Raffaello. Non occorre parlare della vivezza di queste due teste; giacché per quelli, che sono lungi dal quadro non sarebbe bastante il discorso; per quelli, che lo vedono, è inutile qualunque sorta di ragionamento.