Si è concluso il restauro dei sei bassorilievi scolpiti da Giovannangelo Montorsoli, allievo di Michelangelo, per celebrare la gloria di Andrea Doria - Doria Pamphilj - da 500 anni contemporanei all'arte

Si è concluso il restauro dei sei bassorilievi scolpiti da Giovannangelo Montorsoli, allievo di Michelangelo, per celebrare la gloria di Andrea Doria

Si è concluso il restauro dei sei bassorilievi scolpiti da Giovannangelo Montorsoli, allievo di Michelangelo, per celebrare la gloria di Andrea Doria
16 Settembre 2016 neoimage

Villa del Principe, Atrio: Sei bassorilievi marmorei di GIOVANNAGELO MONTORSOLI (1507-1563)
Andrea Doria all’inizio degli anni Quaranta del Cinquecento assunse il patronato del presbiterio della Chiesa gentilizia di San Matteo e affidò al grande artista Giovannangelo Montorsoli, allievo di Michelangelo, il rinnovamento scultoreo.
L’esecuzione dei sei bassorilievi, attualmente murati nell’atrio del Palazzo del Andrea Doria, si inserisce nel contesto dell’intervento all’interno della chiesa  che fu eseguito tra il 1543 e il 1545 e segnò l’introduzione di forme pienamente rinascimentali, con aperture verso il manierismo negli arredi scultorei e nella decorazione plastica degli edifici sacri genovesi. Montorsoli progettò un rifacimento coerente e sistematico della chiesa con al centro dell’abside la michelangiolesca Pietà, perfettamente in asse con la  tomba del Doria posta nella cripta sottostante.
I sei bassorilievi, in cui sono rappresentati trofei di armi sorretti da putti, erano forse utilizzati come plutei intorno alla zona presbiteriale, ma un documento conservato presso l’Archivio Doria Pamphilj ne certifica lo spostamento dalla chiesa nell’anno 1613. L’iconografia dei bassorilievi si inserisce coerentemente nel programma di celebrazione sviluppato nella decorazione dell’intero complesso del presbiterio di San Matteo, che ha infanti l’intento di esaltare la figura del committente, non rifuggendo dall’inserzione di elementi profani, quali la rappresentazione di Giove con l’aquila ed il fulmine, una proiezione mitologica ampiamente sviluppata nel ciclo di affreschi periniani di Villa del Principe. In particolare, i sei bassorilievi accolgono al proprio interno evidenti rimandi simbolici al Doria, come il collare del Toson d’oro, l’onorificenza concessa al principe da Carlo V nel 1531, la croce di sant’Andrea allusiva al suo nome di battesimo, e l’aquila, emblema araldico del suo casato.
La tecnica esecutiva, estremamente raffinata e condotta con particolare cura, nonché la finitura estremamente liscia ed accurata hanno in gran parte preservato le opere dall’azione degli agenti atmosferici e dal trascorrere dei secoli, ma i bassorilievi si presentavano alterati da un consistente strato di particellato e depositi di colore grigio scuro, in particolare nelle superfici di maggiore rilievo. Molte le porzioni mutilate o abrase non recenti nel modellato più minuto (piccole porzioni di dita di mani e piedi, nasi e dettagli dell’ornato).
Nel corso del 2016 Villa del Principe  – Palazzo di Andrea Doria ha intrapreso una serie di interventi di restauro conservativo sui bassorilievi affidato alla restauratrice Livia Pecchioli
Sono stati effettuati i primi test di pulitura con microaspiratori ed una delicata spolveratura a pennello, verificando la staticità dei manufatti. E’ stata quindi effettuata la pulitura, a tamponcino, tramite ammonio carbonato in soluzione satura, neutralizzando via via con acqua demineralizzata, seguendo lo scolpito in ogni sua minima particolarità, con piccoli spazzolini, specilli e bisturi in caso di concrezioni che insistono nelle pieghe.
La superficie pulita si presenta con la pelle di invecchiamento intatta, liscia e compatta e mostra la particolarità delle diverse pietre, talune di colore grigio venato e talune di materiale lapideo bianco statuario. Ne risulta una straordinaria lucentezza ricondotta all’originale che consente di godere dell’integrità della magnifica opera.