BIOGRAFIE GENOVA

VILLA DEL PRINCIPE
Palazzo di Andrea Doria

Sebastiano del Piombo, Ritratto di Andrea Doria
(Genova, Villa del Principe fc)

Andrea Doria

(1466-1560)

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Andrea Doria (1466-1560), nato da un ramo minore di una tra le più illustre famiglie liguri, iniziò la sua carriera come capitano di ventura al servizio di padroni diversi. Diventato ammiraglio prestò i suoi servizi al re di Francia Francesco I, a Papa Clemente VII e, dal 1528, all’imperatore Carlo V. Fu sodalizio con l’Asburgo a determinare la fortuna del Doria e della Repubblica di Genova che, grazie all’alleanza con la Spagna, si inserì nella politica internazionale del XVII secolo. Oltre alle sue abilità politiche e di navigatore, Andrea Doria si distinse in qualità di committente; insieme alla moglie Peretta Usodimare diede vita ad una corte rinascimentale che rimase un modello per la storia genovese.  

Andrea Doria nacque nel 1466 da Ceva e Caracosa Doria di Dolceacqua. Nel 1484, orfano e privo della sua porzione di patrimonio feudale, si trasferì a Roma agli ordini di Nicolò Doria, comandante delle guardie papali sotto Innocenzo VIII. Ebbe così inizio la carriera militare di Andrea che lo portò al servizio dei Montefeltro di Urbino e successivamente presso i Della Rovere. Nel 1513 Andrea entrò al servizio della Repubblica genovese mentre tre anni dopo acquistò tre galere ed iniziò ad appaltare i suoi servizi a Francesco I re di Francia (1522-28) e a papa Clemente VII Medici (1526). Fu durante il servizio del Doria presso la corte clementina che Sebastiano del Piombo eseguì il ritratto all’ammiraglio del papa, oggi conservato presso il museo di Villa del Principe. Nell’agosto del 1528 Andrea stipulò un nuovo contratto che lo legò all’imperatore Carlo V, in base al quale il Doria metteva a disposizione dell’Asburgo dodici galee e tre triremi, ricevendo un compenso di 90.000 scudi l’anno. Andrea chiese ed ottenne da Carlo V la sottomissione di Savona e l’indipendenza di Genova, alleata ma non sottomessa al potere imperiale. Liberando la città dall’occupazione francese, il Doria si guadagnò il titolo di pater patriae e ricevette in dono dalla Repubblica, come segno di riconoscenza, un palazzo in centro città, accanto alla chiesa gentilizia di San Matteo, che Andrea fece ristrutturare ad opera di Giovannangelo Montorsoli quale suo monumentale sacello funebre. In suo onore venne inoltre eretta in città una statua celebrativa di dimensioni colossali.

Nel 1528 l’ammiraglio realizzò la riforma oligarchica dei 28 alberghi nobiliari, accettando per se stesso la carica di Priore Perpetuo dei Sindacatori. In questo modo si presentò come campione e garante dell’ordinamento repubblicano mentre di fatto, seppur non giuridicamente, egli esercitava il ruolo di signore di Genova.

Al servizio di Carlo V Andrea combatté contro i pirati barbareschi, tra i quali i famosi Barbarossa e Dragut. Nel 1531 ricevette dall’Imperatore il titolo di principe del feudo di Melfi in Basilicata e il conferimento dell’ambita onorificenza del Toson d’Oro.

Insieme alla moglie Peretta Usodimare, Andrea diede vita ad una nobile corte rinascimentale che rimase un unicum nella storia genovese.

A.Vaiani, attr., Ritratto di Giovanni Andrea I con il cane Roldano
(Genova, Villa del Principe fc)

Giovanni Andrea I Doria

(1540-1606)

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Giovanni Andrea I Doria (1540-1606), figlio di Giannettino, vittima della congiura dei Fieschi, divenne il successore di Andrea Doria e alla morte dell’avo ereditò la squadra di galere, le cariche, i feudi e la dimora di Palazzo del Principe.  Per quasi mezzo secolo Giovanni Andrea combatté sul mare al servizio della corona spagnola. Egli si distinse inoltre in qualità di committente, ampliando ed arricchendo Villa del Principe e gli altri palazzi di sua proprietà; insieme alla moglie Zenobia fondò e rinnovò numerosi edifici religiosi nel segno di una profonda devozione cattolica di stampo controriformistico.  

Giovanni Andrea I Doria nacque nel 1540 da Giannettino Doria e Ginetta Centurione. A partire dal 1547, dopo l’uccisione del padre nella congiura dei Fieschi, Andrea si occupò dell’educazione del fanciullo, che all’età di otto anni veniva già condotto sulle galee affinché si abituasse alla vita sul mare e al futuro ruolo di ammiraglio. Grazie ad una accorta politica matrimoniale condotta da Andrea, Giovanni Andrea sposò Zenobia del Carretto, nipote acquisita dell’ammiraglio. L’unione, seppur determinata da ragioni dinastiche, fu contraddistinta da sincero affetto.

Alla morte di Andrea, Giannandrea ereditò il palazzo di Fassolo, i titoli nobiliari e le galee, con le quali combatté per mezzo secolo sul mare, al servizio della corona spagnola. Nel 1571 il Doria partecipò alla Battaglia di Lepanto (1571), in qualità di comandante dell’ala destra della flotta che, sotto il comando supremo di Don Giovanni d’Austria, inflisse una pesante sconfitta ai Turchi. Nel 1583 venne nominato da Filippo II Generale del Mare e nel 1594 divenne membro del Consiglio di Stato spagnolo. Il suo ruolo fu determinante anche all’interno dello Stato genovese, nel quale rappresentava il più importante riferimento per la Spagna.

Il patrimonio di Giovanni Andrea I Doria, che al momento della sua morte (1606) fu valutato 1.620.000 scudi, lo fece definire “ricchissimo sopra ogni eccellenza d’Italia e odiato da tutti fuorché dal re”.

Il Doria, oltre alla Villa di Fassolo, che si occupò di ampliare ed arricchire, aveva tra le sue proprietà la Villa Doria di Pegli, palazzo Tursi in Strada Nuova e due case nella “curia” medievale di San Matteo. Possedeva inoltre numerosi feudi tra cui Loano, Campione e i feudi appenninici.

Insieme alla moglie Zenobia si distinse come campione della devozione cattolica di stampo controriformistico; insieme fondarono e rinnovarono numerosi edifici religiosi fra cui la chiesa di San Benedetto e il monastero dello Spirito Santo a Genova, il convento di Sant’Agostino e il complesso del Carmelo a Loano. Grazie a Giovanni Andrea, i Doria riuscirono a realizzare l’ambizioso programma famigliare di inserimento nella rete della nobiltà europea; a Villa del Principe ospitò il duca di Brunswick (1578), la Duchessa di Lorena (1579), margherita d’Austria (1599 ed altri importanti personaggi.

F. Salviati, attr., Ritratto di Giannettino Doria
(Genova, Villa del Principe fc)

Giannettino Doria

(1510-1547)

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Giannettino Doria (1510-1547), figlio di Tommaso, cugino primo di Andrea, venne designato dall’ammiraglio quale suo erede. Egli fu protagonista di una brillante carriera sul mare, partecipando ad importanti spedizioni contro le armate ottomane. Morì colpito da un colpo di archibugio durante la congiura dei Fieshi. Nel ruolo di successore di Andrea gli succedette il figlio primogenito Giovanni Andrea I. 

Nacque nel 1510 da Tommaso, cugino di primo grado di Andrea Doria e da Marietta Grillo. Il sodalizio di Giannettino con l’Ammiraglio fu favorito dal deterioramento dei rapporti di Andrea con il figlio adottivo Marco Antonio del Carretto, il quale non si dimostrò all’altezza delle aspettative del Doria, ritirandosi a vivere nel Principato di Melfi. Il promettente Giannettino venne quindi designato da Andrea quale proprio erede e successore. Per il giovane, l’ammiraglio di Carlo V concepì un vantaggioso ed adeguato matrimonio con Ginetta Centurione, figlia del ricchissimo banchiere e mercante Adamo, la cui fortuna fu fondata finanziando l’imperatore Asburgo.

Giannettino fu protagonista di una brillante carriera sul mare, partecipando ad importanti spedizioni contro le armate ottomane, al fianco del cugino Andrea. Nel giugno del 1540 Giannettino, su ordine dell’ammiraglio, si diresse verso le coste della Corsica, dove era giunta notizia esserci il pirata Dragut, la cui cattura fu ordinata direttamente da Carlo V. Giannettino in quell’occasione bloccò i Turchi nella baia di Girolata, catturando nove imbarcazioni nemiche e lo stesso pirata, che fu condotto a Genova in catene.

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1547 Gian Luigi Fieschi, rampollo di un delle famiglie più influenti dell’aristocrazia genovese, organizzò una congiura contro i Doria. Nel tentativo di prendere le galee dell’ammiraglio, il Fieschi cadde in mare e morì annegato a causa della pesante armatura che gli impedì di risalire a galla. Nel frattempo Giamnnettino, attirato dal rumore causato dai disordini dei congiurati che avevano occupato la darsena e le porte della città e ignaro di quanto stava accadendo, accorse verso la porta di San Tommaso, appena fuori dalla Villa di Fassolo e lì rimase ucciso da un colpo di archibugio.

Dopo la congiura, conclusasi con un nulla di fatto, i beni della famiglia Fieschi vennero confiscati ed affidati in parte alla Repubblica di Genova, in parte ai Farnese e ad Andrea Doria.

In seguito alla morte di Giannettino, Andrea, ormai anziano, scelse quale suo erede principale Giovanni Andrea I, primogenito del defunto Giannettino e di Ginetta Centurione.

Villa del Principe - Palazzo di Andrea Doria

Andrea II

(1570-1612)

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Andrea II (1570-1612), primogenito di Giovanni Andrea I e Zenobia del Carretto, continuò l’attività paterna, impegnandosi nella lotta ai Turchi sul Mediterraneo. Sposò Giovanna Colonna, nipote del principe romano Marcantonio e insieme alla moglie accolse al Palazzo di Fassolo l’arciduchessa Margherita d’Austria, di passaggio a Genova durante il suo viaggio verso la Spagna. Andrea II continuò l’opera del padre iniziata a Loano, concludendo la costruzione della chiesa e del monastero dedicati alla Madonna del Carmelo nel feudo di Loano.

 Andrea II, figlio primogenito di Giovanni Andrea I e di Zenobia del Carretto Doria, nacque nel 1570. Fin dalla giovane età iniziò a praticare l’attività marinara, impegnandosi, come i suoi predecessori, a combattere l’avanzata turca sul Mediterraneo. Nel 1591 venne nominato dal Re di Spagna capitano generale delle galee genovesi e due anni dopo si unì in matrimonio a Giovanna Colonna, nipote del principe romano Marcantonio, che prese parte alla battaglia di Lepanto insieme a Giovanni Andrea I Doria. Con la moglie e tutti i membri della famiglia Doria, Andrea II, accolse l’arciduchessa Margherita d’Austria, giunta a Genova per imbarcarsi sulle galee di Giovanni Andrea I per raggiungere la Spagna.

Alla morte del padre, avvenuta nel 1606, Andrea II ereditò il Palazzo di Fassolo e quello di San Matteo, la Villa di Pegli, il principato di Melfi e tutti i feudi di famiglia tra cui i Marchesati di Torriglia e di Santo Stefano, la Contea di Loano e Torriglia.

Nel settembre del 1607 gli venne conferito dal Re spagnolo, l’Ordine del Toson d’Oro.

Andrea II trascorreva moltissimo tempo a Loano, feudo cui era particolarmente affezionato e nel quale promosse varie opere di pubblica utilità. Nel 1603 concluse il progetto, già avviato dal padre, della costruzione di un chiesa e di un monastero dedicati alla Madone di Monte Carmelo. Il complesso di Loano venne affidato ai Carmelitani Scalzi e fu scelto da Andrea II Doria come luogo della sua sepoltura.

Andrea II morì nel luglio 1612 all’età di quarantadue anni, lasciando la moglie e i figli.

Villa del Principe - Palazzo di Andrea Doria

Giovanni Andrea II Doria

(1607-1640)

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Giovanni Andrea II Doria (1607-1640), nato con il nome di Pagano, subentrò al fratello maggiore prematuramente morto nella linea ereditaria del casato. Una accurata politica matrimoniale lo unì a Maria Polissena Landi, la quale portò in dote i feudi di Bardi e Compiano in Val di Taro. Giovanni Andrea II morì in giovane età a la sua eredità passò al figlio primogenito della coppia, Andrea III, la cui tutela fu affidata alla madre sino al compimento della maggiore età del ragazzo.

Giovanni Andrea II Doria, secondogenito del principe Andrea II Doria, nacque con il nome di Pagano il 28 novembre 1607. All’età di appena cinque anni rimase orfano del padre e fu cresciuto dalla madre Giovanna Colonna e dallo zio Carlo Doria del Carretto, duca di Tursi. Pagano subentrò al fratello maggiore, morto nel 1618, nell’asse ereditario del principato di Melfi.

Rimasto orfano anche della madre, il Doria, venne seguito dalla sorella Zenobia, la quale si preoccupò di preparare il fratello minore ai futuri doveri di rappresentanza e di scegliere accuratamente la di lui sposa.

I negoziati di Zenobia si conclusero con il matrimonio tra Giovanni Andrea II e Maria Polissena Landi di Bardi, figlia di Federico principe di Val di Taro e imparentata con i signori di Monaco. Maria Polissena, unica erede della famiglia, portò in dote i feudi di Bardi e Compiano in val di Taro.

Nel giugno 1628 nacque il primogenito della coppia, Andrea III Doria, che erediterà il titolo principesco.

Giovanni Andrea II morì, poco più che trentenne, nel 1640 in Sardegna. Le sue spoglie furono successivamente riportate a Genova su una Galea e vennero tumulate nella cripta della chiesa del Carmelo a Loano.

Villa del Principe - Palazzo di Andrea Doria

Maria Polissena Landi

(1608-1679)

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Maria Polissena Landi (1608-1679) andò in sposa a Giovanni Andrea II Doria nel 1627, portando in dote i feudi di Bardi e Compiano. Rimasta vedova in giovane età si occupò di gestire ed amministrare i beni famigliari, oltre che provvedere all’educazione del figlio che divenne principe con il nome di Andrea III.

Maria Polissena Landi (1608-1679) sposò Giovanni Andrea II il 4 febbraio 1627 a Milano. Le nozze furono il risultato di un “negotio” condotto da Zenobia, sorella del futuro sposo. Maria, figlia di Federico principe di val di Taro e cugina dei signori di Monaco, portò in dote i feudi di Bardi e Compiano, sui quali rivendicavano diritti anche i Farnese. La vertenza per il possesso di questi feudi, che Giovanni Andrea II non riuscì a risolvere, si concluse nel 1682 con la vendita di Bardi e Compiano ai Farnese per 120.714 ducati.

Maria Polissena Landi rimase vedova nel 1640 e si occupò di amministrare i beni di famiglia e di educare il figlio primogenito, futuro principe Andrea III.

Villa del Principe - Palazzo di Andrea Doria

Andrea III Doria Landi

(1628-1654)

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Andrea III Doria Landi (1628-1654), rimasto orfano di padre in giovane età, fu cresciuto dalla madre Maria Polissena Landi, la quale resse il casato sino al compimento della maggiore età del figlio. Nel 1652 Andrea sposò Violante Lomellini, figlia di Nicolò, senatore della Repubblica e nipote di Giacomo, doge nel 1625, e unica erede di questo influente ramo famigliare. Andrea morì prematuramente lasciando nelle sue volontà testamentarie la tutela del figlio Giovanni Andrea III, nato nel 1653, e la reggenza del casato alla moglie Violante.  

Andrea III nacque a Genova il 19 giugno 1628. Perse il padre all’età di dodici anni e fu la madre Maria Polissena Doria Landi a reggere i feudi in attesa del compimento della maggiore età di Andrea. Quest’ultimo nel 1652 sposò Violante Lomellini, figlia del senatore della Repubblica Nicolò e nipote di Giacomo, doge nel 1625, unica erede di questo influente ramo famigliare. Subito dopo le nozze i coniugi si trasferirono nella Villa di Pegli insieme alla suocera, Maria Polissena Landi, con la quale Andrea III iniziò presto a trovarsi in disaccordo. Violante Lomellini diede alla luce il primo figlio di Andrea, Giovanni Andrea III, nel 1653.

Gli ultimi anni di vita di Andrea coincisero con il deterioramento dei rapporti tra Genova e la Spagna, dovute principalmente all’avanzamento da parte della Repubblica di pretese in materia di onoranze regie, libertà di commercio e sulla questione del Finale. Con il suo testamento, Andrea designava sua moglie Violante quale tutrice del figlio e la ammetteva alla reggenze dei feudi famigliari. Andrea II Doria morì a Pegli nel 1654 a causa di una malattia e il suo corpo fu sepolto nella Cripta della chiesa del Carmelo a Loano. La vedova dovette combattere diverse battaglie legali per vedersi riconosciute il proprio diritto all’ammissione al governo e alla tutela dell’erede, compresa una lunga causa intentata dalla suocera Maria Polissena Landi, rimasta insoddisfatta delle disposizioni testamentarie del figlio.

Ritratto di Violante Lomellini, moneta 1666
Ritratto di Violante Lomellini, moneta, 1665

Violante Lomellini

(1632-1708)

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Violante Lomellini (1632-1708) sposò Andrea III Doria Landi nel 1652. Appena ventunenne rimase vedova e, su disposizione testamentaria del marito, dovette occuparsi della gestione del patrimonio famigliare e della tutela del figlio, futuro Principe Giovanni Andrea III. A causa di una violenta epidemia di peste che investì Genova e la Liguria, Violante e il figlio si ritirarono a Loano, Proprio qui, nella chiesa del Carmelo, fu sepolta dopo la morte che la colse nel 1708.

Violante Lomellini (1632-1708), figlia del Senatore della Repubblica Nicolò e nipote di Giacomo, doge del 1625, andò in sposa ad Andrea III Doria Landi nel 1652. Le nozze furono celebrate con una cerimonia privata nel 1652, alla quale seguì un ricco banchetto cui furono invitati il Doge e i membri dei Collegi. Gli sposi stabilirono la propria dimora nella Villa di Pegli, dove andò ad abitare anche la suocera di Violante, Maria Polissena Landi. Insieme a quest’ultima la giovane sposa si occupò di assistere la Marchesa di Caracena, moglie del governatore di Milano, durante il suo soggiorno genovese. Iniziò in seguito un periodo piuttosto turbolento per casa Doria, dovuto principalmente ai difficili rapporti di Andrea III con la madre, che venne estromessa dalla gestione famigliare.

Il matrimonio del Doria con Violante ebbe breve durata a causa della prematura morte di Andrea. Quest’ultimo, con il suo testamento, aveva lasciato alla moglie il governo dei feudi e la tutela del figlio Giovanni Andrea (III). La vedova fu però costretta a rivolgersi a ai tribunali spagnoli e viennesi per vedersi riconosciuti i diritti di ammissione al governo. A questi problemi, si aggiunse una causa intentata dalla suocera, Maria Polissena Landi, insoddisfatta delle disposizioni testamentarie del figlio.

Nel 1656 Violante si trasferì con il figlio a Loano, a seguito di una epidemia di peste che interessò Genova e la Liguria. In questa occasione i Doria istituirono una processione quotidiana dalla Parrocchia dell’Oratorio di Loreto. Scongiurato il pericolo del contagio, nel 1660, tutti i feudi doriani furono posti sotto la protezione dell’Immacolata Concezione.

Violante morì nel 1708 e venne sepolta nella chiesa del Carmelo a Loano, dove giacevano le spoglie del marito.

Villa del Principe - Palazzo di Andrea Doria

Giovanni Andrea III Doria Landi

(1653-1737)

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Giovanni Andrea III Doria Landi (1653-1737), figlio di Andrea III e Violante Lomellini, ereditò il casato Doria al compimento del diciottesimo anno. Giovanni Andrea III si impegnò nel mantenere il proprio status privilegiato presso il governo spagnolo e nel contempo di portare avanti una politica di esaltazione dinastica. Successo indiscusso in questo senso fu il matrimonio che lo unì alla giovane nobildonna romana Anna Pamphilj, nipote di papa Innocenzo X. Le nozze, in occasione delle quali il Palazzo di Fassolo fu arricchito di nuovi parati, argenti, statue e dipinti, garantirono ai Doria l’eredità del patrimonio pamphiliano:   circa un secolo dopo il matrimonio tra Giovanni Andrea ed Anna, con l’estinzione della linea romana della famiglia Pamphilj, i principi di Melfi trasferirono infatti nell’Urbe la loro residenza e aggiunsero al proprio cognome quello romano. 

Giovanni Andrea III, figlio unico di Andrea III e Violante Lomellini, nacque il 2 maggio 1653 nel Palazzo di Fassolo. A soli pochi mesi di vita rimase orfano del padre, morto all’età di 26 anni. La madre Violante, a seguito delle disposizioni testamentarie del padre, resse il casato per sedici anni, lavorando per conservare al figlio il rango speciale all’interno dell’aristocrazia genovese e lo status privilegiato presso i reali spagnoli. Quest’ultimo punto impegnò Giovanni Andrea III per tutta la sua vita, anche se il Doria perseguì una politica di equilibrio dovuta al fatto che i suoi feudi e possedimenti si trovavano negli Stati di più sovrani.

La strategia di celebrazione ed esaltazione famigliare registrò un significativo successo con il matrimonio di Giovanni Andrea III con Anna Pamphilj (1652-1728), figlia di Olimpia Aldobrandini principessa di Rossano e di Camillo Pamphilj principe di Valmontone e nipote del defunto papa Innocenzo X. Oltre alle illustri parentele la sposa vantava una ricca dote. Le nozze furono celebrate per procura a Roma il 25 ottobre 1671 e successivamente Anna si trasferì a Genova arrivandovi via mare. Fu accolta in città da sfarzosi festeggiamenti che furono l’occasione per Giovanni Andrea III di dimostrare la sua sensibilità di mecenate e committente di opere d’arte. Tra le opere d’arte eseguite per celebrare le nozze Doria Pamphilj, particolarmente acclamata fu la carrozza dorata, intagliata da Filippo Parodi, sulla quale Anna attraversò la città partendo da Piazza Banchi per arrivare infine al Palazzo di Fassolo. Quest’ultimo fu arricchito di nuovi parati, argenti e statue eseguite dallo stesso Parodi secondo il gusto più aggiornato; per l’occasione venne inoltre commissionata una serie di dipinti eseguiti da Domenico Piola.

Giovanni Andrea III Doria Landi e Anna Pamphilj ebbero sei figli. Il primogenito Andrea morì molto giovane nel 1737, sei mesi prima dell’anziano padre. L’eredità passò quindi direttamente da Giovanni Andrea III al nipote Giovanni Andrea IV, figlio di Andrea e della moglie Livia Centurione.

Villa del Principe - Palazzo di Andrea Doria

Giovanni Andrea IV Doria Landi

(1704-1764)

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Giovanni Andrea IV Doria Landi (1704-1764) sposò Eleonora Carafa, erede di una famiglia napoletana di antica nobiltà, dopo essersi unito in prime nozze con la consanguinea Teresa Doria Del Carretto. A seguito della morte dell’ultimo principe Pamphilj (1761), Giovanni Andrea IV ricevette l’eredità del casato romano in quanto erede di Anna Pamphilj e nel 1761 si trasferì nell’Urbe.

Giovanni Andrea IV Doria Landi, subentrato nell’asse ereditario al padre Andrea, morto sei mesi prima del suo predecessore, nacque nel 1704 a Fassolo. Sposò in prime nozze la consanguinea Teresa Doria Del Carretto, figlia del Duca di Tursi. Le nozze, dalle quali non nacquero figli, furono annullate nel 1741 con dispensa pontificia. Giovanni Andrea si unì quindi in seconde nozze con Eleonora Carafa, figlia del duca d’Andria Ettore, proveniente da una famiglia di antica nobiltà napoletana.

I coniugi vissero per diversi anni a Napoli per poi tornare nel Palazzo di Fassolo a Genova, dove rimasero fino al 1761. Nel 1760 morì Gerolamo, l’ultimo erede del casato pamphiliano ed iniziava una controversia sull’eredità tra le famiglie Doria, Colonna e Borghese vinta dagli eredi del grande ammiraglio di Carlo V. Giovanni Andrea IV si trasferì a Roma dove morì nel 1764 e venne sepolto nella chiesa pamphiliana di Sant’Agnese. Venne nominato suo erede il figlio Giorgio che divenne principe con il nome di Andrea IV.

Lucia Casalini Torelli (attr.), Ritratto del Cardinale Giorgio Doria
(Genova, Villa del Principe fc.), particolare

Giorgio Doria

(1708-1759)

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Giorgio Doria (1708-1759) venne nominato cardinale nel 1743 e in seguito venne nominato legato di Bologna. Nel 1754 fece ritorno all’Urbe, dove continuò le sue attività sino al conclave che nominò papa Clemente XIII.

Giorgio Doria nacque nel 1708 da Andrea di Giovanni Andrea III e Livia Centurione. Dopo gli studi al Collegio Clementino a Roma, conseguì il dottorato alla Sapienza. Giorgio ricevette la porpora nel settembre del 1743, seguita dalla nomina di legato a Bologna, città dove risiedette per circa dieci anni.

Nel 1754 tornò a Roma, dove venne assegnato alla Congregazione del Buon Governo e nominato protettore degli Eremitani di Sant’Agostino e dell’Impero. La partecipazione di Giorgio al conclave che portò all’elezione di papa Clemente XIII rappresenta il suo ultimo atto pubblico di rilievo. Egli morì nel 1759 a Roma e le sue spoglie furono sepolte nella chiesa di Santa Cecilia.

Villa del Principe - Palazzo di Andrea Doria

Antonio Maria Doria Pamphilj Landi

(1749-1821)

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Antonio Maria Doria Pamphilj Landi (1749-1821) fu eletto cardinale nel 1785, insieme al fratello Giuseppe. Durante la sua carriera palesò le sue posizioni filofrancesi che lo portarono ad appoggiare Napoleone.

Antonio Maria Doria Pamphilj Landi nacque a Napoli nel 1749 da Giovanni Andrea IV ed Eleonora Carafa. L’incarico che inaugurò la sua carriera ecclesiastica lo vide impegnato come presidente della Griscia, magistratura romana dedicata alle questioni di approvvigionamento della città. Insieme al fratello Giuseppe, Antonio fu elevato alla porpora cardinalizia nel febbraio del 1785. Dopo l’invasione francese il cardinale manifestò le sue ideologie filofrancesi che lo portarono, nel 1810, a presenziare al matrimonio di Napoleone Bonaparte con Maria Luisa d’Austria, scelta che lo contrappose ai cardinali “neri”, privati della porpora da Napoleone stesso per essersi rifiutati di partecipare alle nozze.

F. Sannari (G. Landi), Ritratto del Cardinale Giuseppe Doria Pamphilj, Nunzio Apostolico in Francia, (Genova, Villa del Principe fc)

Giuseppe Doria Landi

(1751-1816)

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Giuseppe Doria Landi (1751-1816), dopo aver ricevuto la porpora cardinalizia insieme al fratello Antonio nel 1785, ricevette la carica di segretario di Stato, grazie alla quale fu impegnato nella definizione dell’accordo di pace tra lo Stato Pontificio e la Francia. Fu questa l’occasione per il cardinale di esprimere le sue posizioni filofrancesi che si consolidarono con la fiducia a Napoleone. A seguito della caduta di quest’ultimo e in conseguenza alle inimicizie che le sue simpatie francesi gli avevano procurato nella curia romana, Giuseppe fu costretto a dimettersi.

Giuseppe Doria Landi nacque a Genova nel 1751 da Giovanni Andrea IV ed Eleonora Carafa. Fu avviato in giovane età alla carriera ecclesiastica e dal 1768, a seguito della rinuncia del fratello Antonio Maria, ricevette la commenda dell’abbazia di San Fruttuoso, incarico che Giuseppe tenne sino alla sua morte, avvenuta nel 1816. La sua fu una brillante carriera nella diplomazia pontificia che lo portò dapprima a ricoprire il ruolo come nunzio di Spagna e successivamente si spostò in Francia, dove fu consacrato arcivescovo nel 1773. Otto anni dopo, insieme al fratello Antonio, ricevette la porpora e venne nominato dal Papa legato di Urbino e Pesaro sino al 1794. Tornato a Roma si occupò, in qualità di segretario di Stato, dell’accordo di pace tra Stato Pontifico e la Francia, dimostrando apertamente la sua posizione filofrancese che gli causò l’allontanamento dall’Urbe. Nel 1809 ricevette un nuovo incarico a Parigi dove ebbe modo di consolidare la sua posizione grazie ai buoi rapporti con Napoleone. Dopo la caduta di quest’ultimo fu costretto a rassegnare le proprie dimissioni, anche alla luce delle inimicizie che si era procurato nella Curia romana.

Villa del Principe - Palazzo di Andrea Doria

Andrea IV Doria Pamphilj Landi

(1747-1820)

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Andrea IV Doria Pamphilj Landi (1747-1820), battezzato a Genova con il nome di Giorgio, si trasferì a Roma con la famiglia nel 1761, a seguito dell’acquisizione dell’eredità Pamphilj. Andrea si distinse per la sua passione negli studi musicali, nella poesia e nella letteratura. Queste sue attitudini lo guidarono nel suo ruolo di committente nel rinnovamento del Palazzo pamphiliano, che venne ristrutturato ad opere di alcuni tra gli architetti più importanti di quegli anni. Andrea, a seguito di una trattativa, sposò Leopoldina di Savoia Carignano, figlia del principe Luigi Vittorio, con la quale abitò il palazzo in via del Corso nell’Urbe che divenne teatro di sontuosi ricevimenti. Alla morte di Andrea IV, avvenuta nel 1820, la sua eredità passò al secondogenito Luigi, che assunse in nome di Giovanni Andrea V.

Andra IV Doria Pamphilj Landi, figlio di Giovanni Andrea IV Doria Landi e di Eleonora Carafa, nacque a Genova e fu battezzato con il nome di Giorgio. Nel 1761 si trasferì a Roma con la famiglia, a seguito dell’acquisizione dell’eredità Pamphilj. Nell’Urbe coltivò gli studi musicali, la pittura, la poesia e la letteratura, cui era appassionato. Frequentò l’Accademia dell’Arcadia con il nome di Idaro Tessalico.

Il suo gusto per le arti si rifletté nel suo ruolo di committente a Villa Pamphilj a Roma, dove contribuì ad arricchire la pinacoteca e dove promosse una ristrutturazione, affidandola ad architetti aggiornati quali Giovanni Antinori, Francesco Nicoletti e Melchiorre Passalacqua. Dopo la morte del padre (1764) Giorgio ereditò il titolo principesco ed assunse il nome dinastico Andrea.

Egli sposò, a seguito di una trattativa, Leopoldina Savoia-Carignano, figlia del principe Luigi Vittorio; dopo il matrimonio, celebrato a Torino nell’anno 1767, i coniugi si trasferirono a Roma, dove fissarono la propria dimora. Il palazzo in via del Corso, arricchito da sontuose decorazioni, fu protagonista di serate mondane ed eventi fastosi.

Le conseguenze della Rivoluzione Francese e l’occupazione francese di Roma costrinsero Andrea ad entrare nella guardia nazionale; il suo Palazzo divenne la sede del comando generale e il Doria fu costretto a versare ingenti somme di denaro. Successivamente, in epoca napoleonica, venne messo a capo del Tribunale dell’Agricoltura della città, e venne nominato membro del Senato e del Consiglio dipartimentale.

Andrea IV morì nel 1820 lasciando la sua eredità al secondogenito Luigi, che, subentrando al fratello maggiore rinunciatario, assunse il nome di Giovanni Andrea V.